Lomes

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Lumbard ucidental Quest articol chì l'è scrivuu in lombard, grafia milanesa.

Lomes (it. Lomese) l'è ona frazzion del comun ossolan de Moncrestes.
El paes el se troeuva a nord del center comunal.

Storia[Mudifega | mudìfica 'l sorgènt]

El nomm de Lomes el compar per la prima voeulta in d'on document del 910, e l'è ciamaa Longomiso. De lì in poeu el sarà scrivuu Longomexio (1222), Logomexio (1364),
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Lomese compare per prima nel documento del 910 col toponimo Longomiso e successivamente con Longomexio (1222), Logomexio (1364), Lomexio (1411) e Lomesio (1524). Il toponimo potrebbe derivare da un longo-medo con significato di prato lungo (dalla radice germanica met = prato), ed è perfettamente in accordo con la natura del luogo. Infatti Lomese si adagia al limite di un terreno ondulato coltivato a vigna e prato in una conca ben riparata e ricca di sole ai bordi della quale troviamo le frazioni di Chezzo, Croppomarcio, Torrione e Seggio (1). Con esse costituiva secondo ogni probabilità un'unica proprietà, la corte regia che nel 910 l'imperatore Berengario conferma al visconte Gariardo. In Lomese si riconoscono alcune abitazioni nobiliari in forma di castelli o case forti risalenti ai padroni originar! e discendenti, i signori di Castello, i nobili De Rodis-Baceno, e dei patrizi che assumono i nomi delle famiglie De Quirico e De Giuli dal secolo XV in avanti. Queste annoverano numerosi rappresentanti del clero e del notariato. Don Giacomo De Giuli di Lomese, curato di Montecrestese, è anche il fondatore della cappellania di S. Lorenzo nella chiesa parrocchiale. Notiamo su alcune di queste case-forti l'appartenenza alla consorteria dei De Rodis-Baceno con lo stemma recante la ruota. I rappresentanti di questa nobiltà sono nominati nel giuramento del 19 Giugno 1222 in favore del comune di Vercelli. Di queste case-forti o castelli una, posta al centro della frazione e in gran parte diroccata, è databile dal secolo XII, le altre sembrano risalire al XV-XVI secolo. Si tratta di robuste costruzioni in pietra locale che si elevano in numerosi piani di abitazione e difese da piccoli cortili recintati. Attorno ad esse sono cresciute le altre costruzioni di pretto disegno ossolano e montecrestesano ad uso di abitazione o cascina. Sulle porte e finestre sono spesso incise croci di ogni tipo, semplici e potenziate e perfino nella forma di svastica. Alla impressionante robustezza delle spesse murature in sasso vivo si accompagnano gli aerei solai ad "astrigo" aperti verso il sole, scale a rampa, ad arcoponte e ad arcorampante, con ardite soluzioni tutte realizzate mediante la pietra locale. Si possono ancora vedere i resti di alcuni forni del pane ad uso di gruppi di famiglie, antichi torchi per l'uva, i pozzi che hanno preceduto gli attuali ampi abbeveratoi e lavatoi. Restano anche tracce di alcuni piccoli molini nella valletta soprastante il paese, percorsa dal rio di Lomese sempre abbondante di acque sorgive. Lomese non ebbe un oratorio proprio, essendo molto vicino alla chiesa parrocchiale. Esisteva tuttavia un'antica cappella che all'inizio dell' '800 era abbandonata. Il signor Francesco Mogni, noto benefattore di Montecrestese, la fece restaurare a sue spese e ottenne, con rescritto del 10 Giugno 1839, il permesso del Vescovo di poterla far benedire, il che fu fatto dal rettore don Giuseppe Minoli il 16 Giugno 1839. Fu questa cappella interamente dipinta dal valente pittore vigezzino Lorenzo Peretti. Sul fondo è affrescata la Madonna con il Cristo morto in grembo ed ai lati S. Gaudenzio e S. Carlo m preghiera . Sui muri laterali furono affrescate le immagini di S. Apollonia e S. Lucia a destra, ed a sinistra S. Antonio da Padova e S. Filomena; nel timpano frontale l'Eterno Padre (2). Sulle case di abitazione e sulle cascine appaiono anche altre pitture fra cui si distingue principalmente quella sulla casa Senestraro, dove un cartiglio recita: Antonio Senestraro abitante a Lomeso a fatto fare questa opera per sua devotione. 1656 adì 17 Febbraio. L'affresco, di ignoto autore, rappresenta la Madonna del Rosario con il Bambino in piedi sulle ginocchio ed ai lati S. Giuseppe e S. Antonio abate . Nella ristrutturazione seicentesca di questa casa furono inseriti ai lati della porta d'entrata due mensolette con protomi umane appartenute alla decorazione romanica della chiesa parrocchiale.

Ligamm de foeura[Mudifega | mudìfica 'l sorgènt]